Dedicato a Margherita Hack…

Questo spazio inserito sotto la rubrica “Dedicato a Margherita Hack” vuole essere un modo per rendere omaggio alla grande “signora delle stelle” la scienziata astrofisica Margherita Hack. Inizia proprio nel mese di giugno, in concomitanza con due date nevralgiche, quella di nascita del 12 giugno 1922 e della morte del 29 giugno 2013.

Ho avuto la possibilità di incontrare la Hack e di rapportarmi con lei in varie occasioni, pubbliche e private, cogliendone subito il carisma accattivante e la genuina e verace simpatia, oltre che la spiccata capacità comunicativa. Il suo sapere e la sua conoscenza restano un patrimonio prezioso che ci ha lasciato simbolicamente in eredità. Il suo modello di donna concreta, pragmatica e di grande umilità e modestia, insieme alla sua onestà morale e intellettuale e all’etica civile, sono pregevoli esempi di grandezza senza eccessi, di umanità senza ambiguità, di semplicità spontanea senza maschere e filtri, di volontà di condivisione e comunione.

Ecco perché, mi sembra importante portare il mio piccolo contributo per mantenere alta l’attenzione e viva la memoria su questa donna-professionista davvero unica e speciale, rimasta nel cuore di tutta l’opinione pubblica mondiale.

Per questo primo articolo, ho pensato di menzionare frasi, citazioni, aneddoti significativi, per permettervi di ricordarla e farvi magari anche pensare e riflettere sulla sua profonda e brillante dialettica.

“Non mi tengo fuori dai giochi, ma preferisco giocare nel rispetto delle mie regole. E il mio codice non prevede pillole indorate, finti inchini e baciamani”.

“La felicità è essere contenti di quello che si ha. E io non posso proprio lamentarmi. Ho avuto tanto senza mai scendere a compromessi. Ho battagliato, certo. Ma fa parte del gioco”.

“Io non mi ritengo così indispensabile e cruciale da anteporre le curiosità sulla mia piccola esistenza a quelle sulla complessità dell’universo. Sarebbe come cercare di nascondere un branco di elefanti dietro a una foglia di fico. Personalmente quelle domande altisonanti non me le sono mai fatte (o quasi) e questo ha lasciato interdetti molti miei conoscenti”.

“Se penso alla zuppa di particelle da cui tutto deriva resto stupefatta. Così stupefatta che se mi sento dire che quelle particelle sono state messe lì da un qualsiasi Dio, ho subito la sensazione che sia una soluzione troppo facile, una risposta troppo sbrigativa per spiegare tanta bellezza”.

“Penso alla ciclicità delle mie molecole, pronte a sopravvivermi, a ritornare in circolo girovagando per l’atmosfera e non provo tristezza. Ci sono stata, qualcuno si ricorderà di me e se così non fosse, non importa”.

“Nonostante gli anni e gli acciacchi, tante cose mi danno felicità. Il mio lavoro, scrivere, stare con Aldo e con i miei animali, la vita di tutti i giorni”.

“C’è chi mi chiede se ho rimpianti, ma non è un sentimento che mi appartiene”.

“Sono felice, perché non desidero quello che non posso avere”.

“Sono sempre stata una persona riservata, anche un po’ scorbutica. Se non fosse stato per Aldo, che era la mia interfaccia amichevole, sarei stata una solitaria cronica. Poi mi sono buttata nell’arena e anche grazie alla mia ironia ora passo anche troppo tempo estroversa”.

“Sono circondata da gente che mi vuole bene, compresi tanti perfetti sconosciuti che per strada mi salutano con affetto”.

“Non ho mai fatto grandi scoperte. Sono riuscita a trasformare un osservatorio quasi inesistente in un istituto noto che accoglie tanti ricercatori. Questa forse è stata la mia conquista più concreta”.

“Ho fatto un lavoro serio, onesto, ma senza grandi clamori”.

“Ho solo portato la mia pietruzza, il mio contributo al mosaico della scienza. Cercando la verità. Dicendo la verità”.

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