RIFLESSI, LUCI E COLORI DEL PUNTINISMO

Se Georges Seraut è protagonista indiscusso per antonomasia del Puntinismo e del Neoimpressionismo, Paul Signac è senza dubbio il suo mentore profeta. È stato infatti lui il primo a teorizzare la nuova tendenza inventata dal maestro e amico. Quando si incontrano Signac ha ventun anni mentre Seraut ne ha ventiquattro. Si tratta di dipingere a piccoli punti accostando i colori secondo leggi ottiche, basate sul contrasto dei complementari, come giallo e viola e arancio e blu. Viene chiamato e definito Neoimpressionismo, perché riprende i paesaggi all’aria aperta e i temi della vita moderna di Monet e altri esponenti autorevoli dell’Impressionismo, ma è una altra cosa: non si fonda sull’impressione bensì sulla riflessione, non sull’attimo fuggente bensì sull’attimo immobile. Durante la giovinezza e la maturità Signac dipinge marine lunari che impallidiscono nella luce, giardini dove il colore si accende, sfiorando le vivaci dinamiche narrative tipiche del Fauvismo, luoghi così essenziali da diventare quasi astratti. Nei quadri crea paesaggi silenziosi, deserti, perfino metafisici. Nel tempo dimentica le regole troppo precise e rigorose del Neoimpressionismo, inseguendo una maggiore libertà del colore con un afflato di soffuso lirismo poetico di contorno ammaliante, che conquista e cattura fin dal primo sguardo.

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