LE DONNE DEI CASTELLI: MATILDE DI CANOSSA

Per le donne non si potrà mai parlare di potere al singolare, ma si dovrà usare il sostantivo al plurale perché i poteri delle donne, nella sfera pubblica, hanno sempre unito anche quella privata quando ne avevano la prerogativa. Se parliamo dunque dei castelli in cui una donna ha esercitato una significativa forma di potere ci si trova di fronte a edifici con un fascino differente, come se fossero più veri, più vivi: è la perfetta sintesi tra sfera pubblica e privata, che dà anima e vita alle cose così come alle abitazioni. Il castello diviene così dimora e difesa, ricovero in tempo di guerra e accoglienza in tempo di pace, vita pubblica e vita familiare: un insieme magico che ogni visitatore percepisce e recepisce da subito, nel passato, nel presente e nel futuro. Nel prezioso patrimonio dei maestosi castelli dislocati a livelli nazionale, molti sono stati vissuti e amati da donne importanti, che hanno lasciato una forte impronta nel mito, nelle leggende popolari e nelle storie narrate su di essi e perpetrate e tramandate nei secoli fino ai giorni nostri. Queste donne di spicco hanno intessuto e tracciato un simbolico filo rosa di congiunzione, che ha attraversato il tempo e la storia, con quel coraggio fiero, quella grazia virtuosa, quel fascino ammaliatore, quel pizzico di charme misterioso ed enigmatico che sono riuscite a sprigionare, incantando e conquistando tutti al solo sguardo. Queste donne rappresentano idealmente tutto l’universo femminile nella sua pienezza espressiva e appartengono ad percorso storico culturale che non va mai dimenticato e messo da parte.

Una particolare menzione merita la figura emblematica di Matilde di Canossa, ricordata per il famoso “Perdono di Canossa” risalente all’anno domini gennaio 1077. Il Castello di Canossa è la cornice di questo momento passato alla storia e studiato con grande attenzione. Nel pieno della lotta per le investiture e durante un inverno rigidissimo, presso il Castello di Canossa, Matilde ha dato asilo a Papa Gregorio VII. L’Imperatore Enrico IV sale al castello con il suo esercito per ottenere dal Pontefice la revoca della scomunica e il reintegro dei suoi poteri. Il sovrano rimane per tre giorni sulla neve, fuori dalla cerchia delle mura, a piedi nudi e vestito soltanto con panni di lana. La storia e il mondo hanno consacrato questo episodio come il “Perdono di Canossa”. Mediatrice e garante di questo “suggestivo e spettacolare rito” è stata proprio Matilde di Canossa. Tra coloro che hanno assistito alla grande umiliazione dell’Imperatore era presente in loco anche un’altra figura femminile di rilievo Berta di Savoia (1051-1087) moglie dell’Imperatore Enrico IV. Più di un secolo prima, precisamente nel 930, ad Adalberto Atto, avo di Matilde, aveva ospitato tra le mura del possente castello la Regina Adelaide, futura imperatrice d’Europa.

 

 

Un altro castello molto amato da Matilde era quello di Carpineti, considerato il più alto tra le fortezze appenniniche e probabilmente il più sicuro, situato sulla sella rocciosa che domina la Valle del Secchia, con il maschio, il dongione e una triplice cinta di mura. In queste stanze Matilde ha trascorso il momento forse più felice della sua vita, nella primavera del 1077, quando ebbe accanto a sé Gregorio VII: era una giovane donna di 30 anni pronta a dare la vita per la causa della riforma. Ma anche il momento più difficile, durante la lotta contro l’Imperatore Enrico IV, nell’autunno del 1092, prima del famoso “Colloquio di Carpineti” quando si trovò a decidere se continuare la guerra sostenuta solo dalle parole dell’eremita Giovanni da Merola. Nel 1116, un anno dopo la sua morte, le stanze del castello conobbero un’altra Matilde, figlia di Enrico re d’Inghilterra e moglie di Enrico V (figlio di Enrico IV imperatore) che era sceso in Italia per prendere possesso dell’eredità dei Canossa.

Altro castello di riferimento per Matilde è stato la Rocca di Reggiolo. Le prime notizie documentate si hanno nel 1044 quando Beatrice di Canossa, madre di Matilde, acquista per mille lire d’argento sei corti da un tale Gutfredo. Tra queste vi era Razolo, ad oggi Reggiolo, la sua torre e la chiesa di San Venerio. Nel 1077 a Bondeno di Roncore (oggi Corte Bondanazzo di Reggiolo) si vide la presenza di Matilde di Canossa e del Papa Gregorio VII. Lì il Papa emise una bolla pontificia riguardante la regola dei benedettini di Polirone. Matilde ricordò quel luogo che le rimase nel cuore e vi trascorse vari periodi, dal 1096 al 1115. Nell’ultimo periodo della sua vita decise di farne la sua dimora e dall’ottobre del 1114 al luglio del 1115 è presente in questo castello, dove emise diverse disposizioni compreso le sue ultime volontà, fino a quando le forze l’abbandonarono. Qui morì il 24 luglio 1115.

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