ALESSANDRO RINALDONI

Biografia Alessandro Rinaldoni

Rinaldoni Alessandro nasce a Rovigo nel marzo 1974. Frequenta all’età di 25 anni il corso di diploma serale all’Istituto d’Arte I.S.A. di Castelmassa, conseguito il diploma dopo 5 anni trova lavoro come grafico in una società archeologica dove rimane stabilmente per 8 anni, nel frattempo si diletta dipingendo figurini storici e miniature di vario genere. Sopraggiunta una malattia invalidante che causa una perdita di mobilità della mano destra (la mano dominante) abbandona il lavoro ed ogni attività per dedicarsi interamente alle terapie di riabilitazione. Col tempo grazie ad una riacquistata autonomia e fiducia , inizia una produzione di quadri da un anno a questa parte stabile.

 

CONTATTI

 

LEGGI LA RECENSIONE CRITICA A CURA DELLA DOTT.SSA ELENA GOLLINI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Come definiresti il tuo linguaggio espressivo usando 3 parole chiave e motivandole?
R: COLORISTA : Mi ritrovo per molti versi in quel che caratterizza il movimento dei coloristi veneti, io non preparo mai un progetto di lavoro e non imposto un disegno preparatorio sulla tela ma stendo il colore sulla base di come sto immaginando ciò che voglio fare, credo molto nella spontaneità e nella velocità, i miei lavori si svolgono in poche fasi di lavoro, sono molto più lunghi i tempi d’attesa per l’asciugatura del colore.

CASUALE : La casualità ha un ruolo fondamentale nella realizzazione dei miei dipinti, per realizzare gli sfondi utilizzo la tecnica del Fluid Paint, questa tecnica mi permette di realizzare sfondi in modo molto veloce, i colori si dispongono e interagiscono tra loro e le sostanze con cui li faccio reagire in modo prevedibile ma pur sempre casuale, successivamente intervengo apportando modifiche al disegno che via via va formandosi ma senza esagerare, questa è anche la fase più lunga il colore viene fluidificato e prima di poter procedere alle fasi successive servono 3 o 4 giorni per una completa asciugatura.

TECNICO : Immagino che questo valga per ogni artista, quello che faccio richiede una buona conoscenza dei materiali che uso, mescolo alcune sostanze chimiche al colore per ottenere effetti interessanti (silicone dimethicone, fluidificante, essiccanti e sostanze idrorepellenti), ho studiato questa tecnica per un anno solo a livello teorico prima di iniziare a sperimentare.

D: Nella tua arte compare come elemento protagonista l’ albero che viene rievocato con grande suggestione; quale significato simbolico e metaforico assume nella tua poetica artistica?
R: Il mio primo dipinto di questa mia produzione è stato un albero, ancora non usavo le tecniche del fluid paint per gli sfondi, ho realizzato questo quadro per i miei genitori prima di andare a vivere da solo, dopodiché è seguito un periodo di sperimentazione l’albero riproposto in altri 2 dipinti è sparito, ho realizzato qualche dipinto dove comparivano rami in fiore poi più nulla solo fluid paint nelle sue varie forme e tecniche, in seguito la pura astrazione non mi bastava più mi serviva un soggetto per poter affermare una sorta di controllo razionale sui miei lavori da qui l’albero e le bolle. L’albero non sempre è un albero a volte è una strada con le sue molteplici biforcazioni che rappresentano le scelte che prendiamo nel corso della vita, altre volte immagino il tentacolo di una creatura marina, altre volte è un esercizio di precisione per la mia mano sinistra visto che dipingo con la mano secondaria. Mi piace comunque pensare che lo spettatore veda ed interpreti in modo personale i miei quadri c’è chi vede l’albero della vita chi uno strano corallo in un ambiente vagamente marino sono tutte interpretazioni valide, cerco di non influenzare mai chi osserva i miei quadri, mi incuriosisce ed affascina il loro differente punto di vista. Le bolle sono un elemento decorativo che uso per equilibrare il quadro dove mi sembra che manchi un colore che magari servirebbe,inoltre mi danno la possibilità di sfruttare varie
tecniche come il colore dato a spatola o spugnato infine sono utili per correggere parti del dipinto che non mi convincono del tutto. Ogni mio dipinto è intitolato col nome di una canzone, generalmente quando li pubblico su Facebook lo faccio assieme al brano da cui il quadro prende il nome, la musica è una delle mie grandi passioni in questo modo sento di rendere omaggio a tutti quegli artisti che seguo fin da giovane.

D: In tuo commento di riflessione sul concetto di vocazione artistica;
R: Io considero l’arte come una necessità dell’artista, il bisogno di comunicare un idea, un immagine, un’intuizione, non sempre la comunicazione verbale è efficiente o almeno non per tutti il modo più efficace per comunicare un immagine è crearla in modo tale l’osservatore possa coglierla così come l’artista la percepisce, penso che la vocazione artistica provenga da questa necessità di comunicazione, dipingo perché le altre persone possano vedere nel bene o nel male quello che ho da dire.

D: Come valuti il concetto di Arteterapia? Nel tuo percorso l’arte assume una funzione terapeutica?
R: Nel mio percorso l’arte ha avuto un ruolo fondamentale per ciò che riguarda il mio percorso di guarigione interiore, a causa di un tumore benigno al cervello sono disabile, anche se non mi sono mai arreso non creavo più nulla ormai da anni visto che tra i tanti problemi l’uso della mano destra era compromesso, tempo fa grazie ad un iniziativa della provincia ho frequentato per un periodo la Cooperativa Sociale Il Ponte, in questo ambito ho tenuto un corso sul foto trasferimento ai volenterosi ragazzi della cooperativa, quest’ attività e la positività che ne ho ricavato mi hanno fatto riscoprire la necessità di dipingere che ho sempre avuto ma per passare dall’inattività che mi bloccava all’azione mi è servita quest’esperienza quindi si per me l’arte è importante come terapia, insegna ad essere pazienti, che nessuno sbaglio è irrimediabile e che i limiti che ci vincolano spesso sono non sono insormontabili, comunque si può imparare ad aggirarli.

 

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