ALESSANDRO SAMMARINI

Biografia di Alessandro Sammarini

A Rimini, 5 Settembre 1969 nasce la mia storia. Infanzia, adolescenza e gioventù sono ricordi, appunti e fotografie che conservo gelosamente nell’album della memoria.  L’avvenimento è un fatto che galleggia sopra l’istinto dell’età , è un video che si racconta, lo fermo sul momento e mi pongo la domanda: perché? Tutto sembra ricollegarsi all’infanzia, al periodo dei perché, ma a pensarci bene è dalla domanda che parte l’analisi alla ricerca dell’origine. Penso che la risposta generi una domanda e la domanda una risposta…è un mondo infinito il pensiero, proprio come quello che vedono gli occhi di un bambino. Mi capita spesso di guardare il mio pensiero, ascoltare i miei ideali e riconsegnarli sulla cattedra della discussione . L’esame con me stesso non finisce mai; la vita detta i tempi e mi interroga. Fuori dalle mie mura non trovo riscontro, la mia introversione è un’etichetta, ma non mi ritengo un asociale, semplicemente trovo poche condivisioni in questa società. Il mio è un distacco, una separazione antica, un gesto messo in atto contro chi ha giudicato la timidezza, ignorando il nome o deridendo il cognome, negando l’espressione del mio carattere.  Lo definisco un congedo definitivo dalla presunzione e da quel fanatismo che porta all’assuefazione delle idee, alla negazione del confronto fino alla miseria intellettuale. Ho osservato a lungo chi ha indossato la toga e si è sentito così colto da poter giudicare con le parole, con le gesta o con un rapido sguardo. Ora vedo i “perché” rispondere nel perdono e posso affermare che nelle pieghe della sapienza sono soffocate le parole di conforto.
Non dimentico le mie fantasie, i miei sogni, non trovo neppure strano incontrarli di nuovo sul mio percorso di vita perché non sono semplicemente dei ricordi, ma sensazioni che nascono e vivono con me.  Cresco con i dissidi e le conquiste dei miei compleanni, nelle esperienze maturano le mie emozioni che nell’amore ritrovano la mia identità. La mia è una marcia verso l’altare dove lascio le incertezze e vecchie amicizie nelle cantine piene di fumo e poche parole. L’amore, in una delle sue più alte dimensioni mi presenta mio figlio. Da quell’istante la mia riflessione la porto anche nel presente; penso che la casualità ha una scadenza e non sia una legge ed è così mi avvicino a credere in Dio. Il mio essere è fondato sull’inestimabile valore della famiglia e dal contenitore delle regole di convivenza, un principio fondamentale: il rispetto. Le bandiere non mi rappresentano, sono il limite del pensiero e il confine di un’ideologia mentre l’affermazione del rispetto sventola sulle vette più alte della coscienza. Nell’armonia nasce la mia passione per la musica, nella voce delle note libero dalle catene della paura il desiderio di farmi conoscere, di condividere le emozioni senza sentirmi giudicato o dietro al tavolo della conferenza per giustificare la mia espressione. Ora mi ritrovo a scrivere e ricomporre un periodo della mia storia in poesie. La poesia è melodia…è tempo…la poesia è musica. Le parole sono le note, scritte per farsi leggere e suonare fino ad accendere il proiettore dell’immaginazione, poi volano nei pensieri, illuminano le idee, vagano, elaborano, scompaiono nel lampo di una luce per rinascere nella ragione.

Curriculum letterario

2013 : Lettere alla ragione Terzo classificato nella sezione poesie al concorso letterario nazionale “Autore di te stesso” organizzato da RecensioneLibro.it
2015 : Lettere alla ragione Premio della GIURIA poesia edita al concorso di Letteratura a carattere internazionale Città di Pontremoli IV edizione 2015
2015 : Vincitore al II Concorso Nazionale di Poesia “…è Natale” Apollo Edizioni con le poesie “Con gli occhi di un bambino” e “L’attesa” pubblicate nel II volume “…è Natale” dal medesimo editore.
2016 : Premio FINALISTI con la poesia “Le bracciate del profugo” al concorso di Letteratura a carattere internazionale Città di Pontremoli V edizione 2016
2016 : Lettere alla ragione Premio opera FINALISTA al concorso Internazionale di Poesia e Narrativa – Percorsi Letterari . “Dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron, alla Val di Vara” 3^ edizione.
2016 : MENZIONE D’ONORE con la poesia “Speranza” al concorso letterario a carattere nazionale “Poesie d’amore” A.L.I Penna d’autore VII edizione 2016
2016 : MENZIONE D’ONORE con la poesia “Lettera da Aleppo” al concorso letterario a carattere nazionale “Mani in Volo” III edizione 2016
2017 : PREMIO DELLA GIURIA con la poesia “Il dubbio” al concorso di Letteratura a carattere internazionale Città di Pontremoli VI edizione 2017
2017 : MENZIONE D’ONORE con le poesie “Dietro l’addio” e “Anonimo”al concorso letterario a carattere nazionale “Mani in volo” IV edizione 2017.
2017 : MENZIONE D’ONORE con la poesia “Dietro l’addio” al concorso letterario a carattere nazionale “Poesie d’amore” A.L.I Penna d’autore VIII edizione 2017
2017 : MENZIONE D’ONORE con la poesia “Il nostro fiume” al concorso letterario a carattere nazionale  III edizione “SOGNI DI PIETRA”

Pagina Facebook dell’autore: https://www.facebook.com/asammarini
Pagina Instagram dell’autore: https://www.instagram.com/alessandro_sammarini

 

“LE FACCE DEL DADO”

È necessaria una particolare attitudine poetica, unita ad una eccellente sensibilità artistica e ad una capacità introspettiva non usuale, per conciliare il dettato lirico con riflessioni che definirei ‘filosofiche’ per la loro portata universale. È ciò che distingue la poesia di Alessandro Sammarini dalla tanta lirica intimistica, o amorosa, o semplicemente di sfogo, che prevale ai giorni nostri.Già dal titolo di questa raccolta si intuisce lo scopo dell’autore: andare a scandagliare tutti gli aspetti di una questione, sociale o personale che sia, per arrivare a quella ‘faccia del dado’ che resta nascosta, sulla quale il dado stesso appoggia senza mostrarla. Una faccia importante, dunque, da indagare con attenzione, ma anche mutevole, perché ad ogni lancio cambia e crea nuove prospettive di riflessione.A queste tante e varie riflessioni si appoggia la poetica di Sammarini, che percorre strade inesplorate osservando la realtà esterna, dolorosa, alienante, spesso amorale e disumana, e la riporta nella sua anima desiderosa di purezza e di giustizia. Così, tra i versi di denuncia o di amara constatazione della realtà contingente, appaiono le note vibranti della sua interiorità di poeta consapevole e al tempo stesso anelante la spiritualità.

Il libro è acquistabile in formato cartaceo su Amazon oppure direttamente dall’autore contattandolo alla mail asammarini@libero.it .

 

 

“LETTERE ALLA RAGIONE”

 

Una raccolta di poesie sull’amore e sul dolore.

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Recensione critica a cura di Elena Gollini

Nel poliedrico paradigma espressivo con cui Alessandro Sammarini getta le fondamenta del suo percorso creativo, si evincono una serie di componenti primarie e indeferibili per poter approcciare e comprendere, in modo pieno e compiuto, i suoi articolati scritti poetici. La poesia è un medium che funge da tramite portante per sviscerare tutta una commistione di messaggi insiti nel DNA di un uomo-artista dalle molteplici capacità e risorse, che pensa, pondera, medita e riflette in modo consapevole e coerente ad una serie di interrogativi esistenziali imprescindibili. Ecco dunque emergere e affiorare in superficie, dalla fitta e intensa trama lirica, due parole chiave cruciali, che acquistano un potere enorme e una portata espansiva fortissima: Vita e Morte. Due parole brevi e semplici da pronunciare, soltanto in apparenza però, ma che nascondono un sorprendente potenziale comunicativo, che ciascuno può acquisire e fare proprio a suo modo. Due concetti semplici, ma incredibilmente complessi e articolati al contempo. Due piatti di una bilancia virtuale in perenne e perpetuo oscillamento. Impossibile prevedere quali dei due pesi prenderà il sopravvento e avrà ragione sull’altro ed ogni scommessa preventiva è comunque destinata ad un prevedibile errore, ad un miserabile fallimento.

Vita e Morte, due concetti indissolubili e importanti quanto il Bene e il Male, relativi allo stesso modo. Una coppia posta in equilibrio “serenamente” discordante, che racchiude e custodisce in sé l’essenza stessa dell’Universo e del Cosmo Interplanetario. Entrambe appaiono come fonte di assoluto e imperscrutabile mistero per l’Umanità. Per quale delle due facciamo il tifo? La risposta di fatto non appare essere così scontata e Alessandro solleva dei quesiti basilari.

Nel mondo sono tante le situazioni, che rendono incongruente la risposta. Persone obbligate a restare in vita attraverso un’apparecchiatura fredda e tecnologica, appese ad un filo che si assottiglia ad ogni bip e supplichevoli di voler vivere un altro giorno, un’altra ora o per ancora un’ultima boccata di agognato ossigeno. Bambini denutriti e affamati, costretti a dormire sopra il pavimento sudicio di una capanna sperduta o di una fredda baracca, in un contesto emarginato e dimenticato dalla cosiddetta civiltà, che li tocca e si interessa soltanto se il vantaggio mediatico è palese. Piccole creature senza speranza e forse senza futuro, oppure aggrappate alla vita e alla voglia di sorridere accontentandosi ogni giorno di quel poco, che gli è concesso. Gente disperata, che vede la Vita come una tortura e la Morte come una stupenda soluzione ad un tormento insistente e duraturo. E c’è chi vuole morire, per incontrare qualcuno amato che ha perduto, per prenderlo per mano e riabbracciarlo in un’evanescente visione di Aldilà. Protagonisti di tutti i giorni, che vengono strappati alla vita senza apparente e concreta spiegazione logica e razionale, interrompendo qualsiasi loro progetto, oppure quelli che vivono con monotonia e rassegnazione qualcosa di piatto, senza neppure rendersene davvero conto oppure addirittura felici e compiaciuti del nulla, che stringono nella mente e nel cuore, colmi di una solitudine distruttiva e tormentata, che si sforzano di scacciare. Tutti quanti sono pedine precarie e barcollanti, di un dominio sferzato da un vento ora caldo bollente ora freddo gelido, ma pur sempre potente e prepotente.

È qualcosa che la filosofia, la religione, la scienza e la follia non potranno mai identificare e qualificare con esattezza,con certezza assoluta. Vita e Morte: poetiche, aulicamente suadenti e raggelanti al tempo stesso. Affascinanti e intriganti come il ritratto di un immenso campo di grano florido e rigoglioso o di una distesa desertica misteriosa e sconfinata. Quattro lettere per una e cinque per l’altra. Forse interpretabile come un segno in più di potenza e supremazia verso la Morte? Tutti dobbiamo morire, certo. Ma tutti siamo costretti anche a vivere. Non ci sono condizioni tassative e categoriche che possiamo dettare né progetti che possiamo controllare e probabilmente è questo il bello di tutta la storia umana.

Non c’è nessuna regola predominante, ma non siamo forse noi stessi i primi a soffrire delle regole imposte e sempre i primi a trovare un espediente per eluderle? Non ci fermeremo mai, non smetteremo mai di porci domande senza risposta, di tormentarci con i nostri interrogativi su cosa siano davvero Vita e Morte, oltre all’immagine di un pauroso scheletro armato di falce e avvolto da una luce funesta. Non potremo mai smettere di chiederci e domandarci perché o quando o come? Ci illuderemo sempre e comunque di essere artefici del nostro destino e ci faremo forti di credere di poter vivere secondo le nostre regole e di poter morire secondo la nostra volontà. Potremo provare ansia, paura, angoscia oppure potremo affrontare ogni momento con serenità, con speranza e ironia, magari conservandone un pizzico anche dopo il trapasso, per fare sì che nessuna esperienza sia stata vana e che qualcosa di gradevole sia insito anche nello sconosciuto schema, che muove ogni passo e passaggio di un vissuto di ricordi che asciugano le lacrime amare e portano sorrisi gioiosi. Vita e Morte sono racchiuse nell’istante di un sospiro, di un anelito di respiro spezzato ed è come se Alessandro volesse condividere tutto questo macrocosmo di pensieri fluttuanti e incalzanti.

“Nella Morte non c’è niente di triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore. La cosa terribile non è la Morte, ma la Vita che la gente vive o non vive fino alla Morte”. (CHARLES BUKOWSKI)

 

Intervista all’autore – a cura di Elena Gollini

D: Quale libro stai leggendo o hai appena terminato di leggere?
R: A dire il vero non sono un grande lettore. Ho appena finito di leggere “L’arte di Tacere” dell’abate Dinouart, spinto dalla saggezza di tante riflessioni che ci vorrebbero oggigiorno, in considerazione del fatto che si stanno scrivendo cose già dette, ma in modo molto peggiore, e dei tanti libri sterili per la letteratura.  Ho sicuramente letto più libri di poesia, ed a questo proposito posso elogiare, a mio avviso, il più grande poeta mondiale, Giacomo Leopardi. Il poeta mi ha accompagnato, con la sua scrittura, alla ricerca dei disagi che lo spingevano a scrivere con pessimismo, anche perché parallelamente ho vissuto, con componenti diverse, uno stato emotivo simile al suo. Per me un romanzo troppo dettagliato è una cintura che stringe la fantasia mentre nella poesia trovo sempre aperte le porte dell’ immaginazione .

D: Ti capita di leggere più libri insieme oppure ti dedichi in modo esclusivo ad uno solo per volta?
R: Dipende dal soggetto, ovvero dal libro. Se un libro ha degli spunti interessanti ed incantano la mia conoscenza, allora lo porto a termine. Altrimenti posso ritrovarmi anche tre o quattro libri sul tavolo che aspettano di essere completati. Purtroppo il tempo per leggere è pochissimo perché, oltre al lavoro ed alla famiglia, porto avanti le passioni come quella dello scrivere e di suonare.

D: Se dovessi darti in parallelo una definizione di lettore e di scrittore?
R: Direi che sono un attento osservatore e sicuramente “lettore” delle persone, dei loro stati d’animo e del comportamento. Io considero sempre chi ho davanti, è un libro da leggere ed è affascinante quanto una singola persona, ogni evento di gruppo possa comunicarti e insegnarti. Parallelamente questa “energia” che mi è stata trasmessa la metto sulla penna e comincio a scrivere o ad appuntare le principali cognizioni che ho recepito. Ho parlato di cognizione e non di ispirazione che ho volutamente separato, solo per risaltare l’ispirazione, fonte d’oro per un poeta. Essa è voce dell’emozione e riflesso della meditazione, con la cognizione emotiva, direi che è possibile cominciare a dipingere parole.

D: Ci racconti quali stimolanti progetti hai in serbo per il 2018 e come vuoi portare avanti il tuo percorso creativo?
R: Per il 2018 ho un grande progetto, almeno per me. Uscirò per la prima volta come autore di canzoni. Con una band della mia zona stiamo completando le registrazioni e tutto questo è elettrizzante. Insieme al CD uscirà parallelamente il mio secondo libro, quindi, musica e poesia, siamo riusciti a fonderle insieme con un album discografico ed un libro. Sinceramente conto molto su questo progetto, vorrei tanto si aprissero delle porte dove possa dare sfogo alla mia arte, al mio dono. Credimi, non è gradevole vederlo soffocare dentro.

D: Scrittura e musica hanno per te anche una funzione terapeutica, intesa come lettura terapia e musicoterapia?
R: Sicuramente la musica è un linguaggio internazionale ed in assoluto la considero la miglior terapia. Nei suoi generi può trasmettere, vibrazioni emotive a cui le parole difficilmente riescono ad arrivare. Basti pensare alla musica classica e orientale che tuttora sono utilizzate come terapia. Penso invece che la parola possa arrivare in modo diverso sulla persona. Le parole devono essere ben sensate e distribuite perché abbiano un effetto terapeutico, devono assolutamente essere un dettato puro dell’emozione, in modo che possa risultare condivisibile. Le parole o meglio le frasi, dal momento che sono interpretabili perdono la simmetria dell’argomento e quindi la perfezione. Potrei citare il testo biblico: quante religioni si sono diramate leggendo lo stesso libro? Questo è il problema di una frase, di una traduzione e resta motivo di competizione fra gli uomini. Ecco perché quando si parla di terapia musicale o di lettura ne parlo sempre con entusiasmo, ma attenzione al potenziale che hanno sull’essere umano. Non si diano mai le armi alle persone sbagliate.