CARLO BARONCELLI

Biografia di Carlo Baroncelli

Nasco a Livorno nel 1961. Fin da piccolo appassionato di fumetti, rimango affascinato dalle tavole
di “Una ballata del mare salato” dell’indimenticato Hugo Pratt. Da questa lettura, credo, oltre che
dalle mie origini (a Livorno siamo tutti un po’ pittori…), deriva l’amore per il mare e l’acqua, nei
suoi vari aspetti (artistico, letterario, ambientale,storico…) che emergerà come una costante nella
mia ‘produzione artistica’.
Negli anni giovanili mi cimento, per puro diletto personale, con chine, pennini e pennelli, cercando
di imitare i grandi del fumetto. Continuo a divertirmi con matite e acquerelli e poi, in più tarda età,
con acrilici, olio e – timidamente – encausto.
Prediligo un lavoro veloce, di getto, spesso non premeditato, non solo nell’astratto ma anche nel
figurativo. Nei miei ultimi lavori cerco di trasferire l’amore per il nostro piccolo/grande pianeta,
nostra unica casa, traendo spunto da suggestioni letterarie, scientifiche (sono docente di scienze
della terra), e mitologiche.
Ho sempre considerato il mio dipingere come una sorta di terapia, con utilità esclusivamente
personale, ma oggi sento il bisogno di condividere questa mia passione.
Ho partecipato ad una collettiva organizzata dall’Associazione Artisti Bresciani e al contest
“Fructidor 2017”, organizzato da Il Melograno Art Gallery di Livorno.

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Se dovessi definire il tuo stile espressivo usando tre parole chiave e motivandole?
R: Energia – Nel senso che per me l’atto creativo non è quasi mai pensato, pre-ordinato, ma scaturisce da momenti di urgenza/emergenza… Da una spinta interna che mi porta a sporcarmi le mani (in senso letterale) e veder nascere qualcosa che spesso mi sorprende e mi conduce verso la materializzazione di qualcosa che sicuramente era stato “covato” e maturato nella mia interiorità, anche se non consapevolmente. Non è raro, infatti, che mi trovi in difficoltà quando qualcuno mi chiede di disegnare qualcosa dato che “tu sei bravo a disegnare”! Dipingo quando sento il bisogno di dipingere…

Intuizione/intenzione – Una volta innescato il momento creativo, questo prosegue attraverso un gioco tra intuizione e intenzione, tra caso e volontà, tra libertà e controllo.

Esplorazione – Mi piace esplorare e sperimentare nuovi mezzi, materiali e tecniche, spesso mischiate o utilizzate in maniera non canonica…in questo penso si esprime il mio “dilettantismo” che sfrutto come risorsa creativa e di “diletto” personale, intimo…

D: Come stai orientando e canalizzando il tuo progetto creativo?
R: Penso che la mia produzione sia sempre fluita contemporaneamente su più “canali”, ruotando attorno ad alcuni centri di attrazione La natura (l’albero, le rocce, i pianeti…) e il paesaggio; Il corpo femminile; la spiritualità, nel senso della relazione tra l’uomo e il Cosmo, tra la parte e il Tutto. L’espressione poi si è progressivamente spostata da uno stile figurativo ad uno più astratto ed espressionista. Oggi forse sono alla ricerca di una sintesi anche formale e il tema che più “sento” è quello del Mistero, della
Sacralità e Bellezza del nostro Universo. Dal punto di vista della tecnica ho sempre prediletto (forse anche per far di necessità virtù) mezzi relativamente poveri (dipingo anche con l’orzo solubile…). Oggi mi piacerebbe senz’altro sperimentare con l’incisione e la stampa che sto corteggiando nella loro
versione “povera”: la monotipia.

D: Da docente, come pensi che i giovani e le nuove generazioni possano essere stimolati e incentivati verso il mondo dell’arte e della cultura?
R: Parto da una evidente constatazione: nella scuola l’arte (non solo quella figurativa, penso anche alla musica) è ridotta a disciplina-cenerentola. Considero un’urgenza la necessità di educare alla bellezza, a riconoscere il bello attorno a noi, a preservarlo, a produrlo… e non si tratta di una questione esclusivamente estetica. Riconoscere e produrre bellezza per creare un futuro migliore, per riconoscere ed evitare le brutture che spesso ci circondano e che ci inondano. Educare alla bellezza è forse l’unico modo per sviluppare un vero pensiero ecologico, per costruire delle vere comunità sostenibili. In questo, la natura è la migliore maestra… occorre rieducare il nostro sguardo e quello delle nuove generazioni ad osservare la bellezza del mondo naturale, a sentire questa bellezza, a provare nei suoi confronti un senso di riverenza. Da questo punto di vista, i popoli nativi hanno molto da insegnarci. Osservare, ascoltare, queste sono – a mio avviso – urgenti competenze (per usare un gergo pedagogico oggi alla moda) da coltivare e promuovere. Osservare e ascoltare la bellezza fuori di noi ma anche dentro di noi… una lo specchio dell’altra. E questa educazione alla bellezza non dovrebbe essere considerata una ulteriore disciplina accanto alle altre, ma (ed ora è il docente che parla…), informare tutto il curricolo. Da parte mia sono particolarmente interessato agli stretti rapporti tra arte, scienza e matematica. La bellezza non è una categoria confinata solo all’arte… un’equazione o una dimostrazione matematica posseggono una loro intrinseca bellezza, così come la posseggono un fiore, un’iguana, una quercia, una montagna, una stella…la nostra stessa Terra. Ma qui il discorso si farebbe lungo…

 

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