FRANCESCO FICILI

Biografia di Francesco Ficili

Mi chiamo Francesco Ficili, sono nato ad Alcamo, una piccola città nella provincia di Trapani. Fin da piccolo ho avuto la passione per l’arte, sia per la musica che per la pittura. Ho iniziato a disegnare da solo a 8 anni fino a che nel 2018, quando avevo 15 anni, sono riuscito a creare un mio stile e sapevo che se sfruttato in una buona maniera avrebbe potuto dar vita ad un progetto artistico. Così inizio a studiare artisti come Keith Haring, Dalì e Salvatore Accolla, tutti artisti molto diversi tra loro. Penso di essere proprio questo: un mix di stili diversi che poi fanno venire fuori un qualcosa di indeterminato. Le mie opere per mio volere non hanno un significato, cerco di sorprendere con i colori e con le linee cercando di far entrare l’osservatore nella mia dimensione, nel mio sogno. Tutt’oggi studio presso il Liceo Classico “Cielo d’Alcamo” presso il quale ho vinto la XLII edizione del concorso artistico indetto dall’Istituto.

 

LEGGI LA RECENSIONE CRITICA A CURA DELLA DOTT.SSA ELENA GOLLINI

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Come definiresti il tuo stile espressivo usando 3 parole chiave e motivandole?
R: Visualizzazione – grafica – emotiva. Disegno le mie emozioni legate a ricordi, all’esperienza quotidiana e ad immagini future. È la mia fuga dal grigiore emotivo della realtà attuale verso il sogno e l’immaginazione, verso la catarsi dalle ansie e le incertezze. Rappresento semplicemente la mia continua ricerca del sogno, della linea dell’orizzonte, della bellezza; è la mia pura immaginazione. Sarebbe gratificante che, attraverso i miei disegni, le persone riuscissero a estraniarsi dalla realtà; a resettare le loro emozioni indirizzandosi semplicemente verso la serenità e il benessere mentale giungendo a emozioni positive.

D: Una tua riflessione sul concetto di arte cosmopolita?
R: È secondo me un sogno, l’irreale pura tensione emotiva ascetica. È la spinta verso la fuga dall’incertezza e dal particolarismo attuale; la ricerca di superare le barriere, divisioni, i muri ma rimane per pochi. L’apogeo di un pensiero cosmopolita che si scontra con la quotidianità e il particolarismo attuale con l’avidità e il consumismo. Il desiderio di unire che si scontra con una realtà politica volta alla disgregazione. La vedo ormai un po’ come l’isola di White che molte persone agognano ma che non hanno il coraggio di raggiungere ritenendola una chimera.

D: Come stai improntando la tua ricerca artistica in questo anno?
In questo anno ho avuto vari stimoli, soprattutto nell’ultima parte dove ci vediamo costretti a rimanere in casa, studiando soprattutto le tecniche di Keith Haring, Dalì e Salvatore Accolla, cerco di entrare nei loro quadri, quindi nelle loro “dimensioni” per essere ispirato e, partendo da quelle basi, per creare stili stravolgendo il tutto. Leggo libri e guardo interviste fatte su questi grandi uomini.

 

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