GINO DIAMANTI

Biografia di Gino Diamanti

Gino Diamanti nasce a Carrara nel 1965, città nota per le sue suggestive cave di marmo. Sono proprio quelle maestose montagne ad infondere in lui la voglia di esprimersi attraverso le mani.

Persona silenziosa, di poche parole, che riesce ad interpretare  la sua personalità attraverso l’arte e il disegno. La musica è la sua grande ispirazione, fin da ragazzo è sempre stato alla ricerca di nuove sonorità dal ritmo rock e punk da poter materializzare nelle sue tele; erano gli anni ’80 , il periodo del punk, del metal e dei primi accenni del grunge, della musica di protesta, e i ragazzi come Gino si trovavano nella caratteristica Piazza Farini sotto al porticato del Politeama a scambiarsi vinili,  quest’ultimi egli li conserva ancora in quanto colonna sonora delle sue creazioni.

I suoi dipinti in acrilico e tecnica mista sono volutamente caotici, quasi al limite dell’astratto che non viene pienamente raggiunto in quanto è quasi sempre presente una figura umana, a volte stilizzata come i disegni dei bambini, altre prorompente dai tratti somatici esasperati. L’umano è proprio lui, che entra nel quadro e lo guarda dall’interno, come se volesse non solo esserne l’artefice ma anche il partecipante.

Gino attualmente vive tra Montevarchi, dove si dedica insieme alla figlia e al genero dell’ideazione e della realizzazione di un noto brand di gioielli a Lido di Camaiore, località della Versilia a ridosso delle sue amate montagne.

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Una tua riflessione sul concetto di vocazione creativa;
R: La vocazione creativa, nel mio personale modo di vedere, è qualcosa di impellente che ti porti dentro, una sorta di spinta a manifestare la propria interiorità attraverso la creazione di un qualcosa che la rappresenti. Probabilmente tutto ciò risiede insito nell’indole, nel carattere di una persona. Questa “urgenza” di manifestare il proprio “io”, di manifestarsi, di esprimere la propria percezione della realtà interiore ed esteriore spesso compare sin dall’infanzia. Nel mio caso, il contatto con la “natura”, con materie grezze, primordiali, come la terra, la pietra, si è fuso con i colori di uno spazio sconfinato dove l’orizzonte spesso è impercettibile, come il mare, dove la luce scolpisce la materia e si amalgama con le sonorità della natura stessa e con quelle emesse dagli strumenti musicali e dalla stessa voce umana. Tutto ciò mi ha sempre suggerito la presenza di un cosmo tutto da interpretare, secondo le corde della propria anima, non resta che usare le proprie mani per forgiare e colorare quello che attraversa la propria mente.

D: Come definiresti il tuo stile espressivo usando tre parole chiave e motivandole;
R: Il mio stile espressivo consiste essenzialmente di poche istanze, le tre parole che possono riassumerlo sono senz’altro: l’istinto, ciò che da inizio al processo creativo; l’empatia, ciò che fa in modo che il proprio io comprenda e si fonda con ciò che ci circonda, persone, animali, ma anche oggetti inanimati che però ci narrano una loro storia; l’azione: il gesto che traduce i primi due stadi in rappresentazione tangibile di ciò che si è sviluppato interiormente.

D: Come stai portando avanti il tuo percorso di ricerca artistica?
R: Il mio percorso, come già ho avuto modo di accennare, è in fondo molto semplice; è partito dalla volontà di rappresentare, con ciò che avevo a disposizione, essenzialmente i colori, ma anche i materiali più disparati quali stoffe, metalli, pietre, qualcosa di concreto. Inizialmente un paesaggio, spesso disabitato, successivamente i colori si sono fusi, mescolati, hanno creato nuove geometrie, le linee di definizione si sono scomposte, sono scomparse dando vita a soggetti astratti, talvolta “abitati” da presenze evocative di umanità, oppure dalla mia stessa effigie stilizzata che osserva il proprio “io” interiore.

 

PHOTOGALLERY

(In aggiornamento)

 

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