GIOIELLI ARTISTICI

Portò l’araldo d’Eurimaco un raro monile, d’oro e di chicchi d’ambra forgiato; e fulgea come un sol. D’Euridamante i due servi portarono buccole belle, con tre perle ciascuna, fulgore di grazia effondenti”.
ODISSEA CAP 18

Segno di distinzione, oggetto magico, indice di preziosità, di ricchezza e lusso: queste le funzioni fondamentali che il gioiello ha assolto nella sua lunghissima storia. Nel corso del tempo molto si è perso di tale carico di significati, ma ancor oggi il gioiello è considerato, oltre che testimone insostituibile di civiltà e di tecnologia, anche e soprattutto un oggetto che aldilà del suo valore estrinseco, è aperto a manifestazione del gusto e dell’arte. Gli esemplari più antichi giunti sino a noi risalgono al periodo paleolitico (25.000-18.000 a.C.): sono braccialetti e collane composti da ossa, ciottoli e conchiglie, testimonianze di uno sforzo cosciente di ornamentazione e di protezione. Sempre creati e indossati nella duplice funzione decorativa e apotropaica, ovvero di protezione dalle avversità e dagli spiriti maligni.

L’evoluzione stilistica dei gioielli in questi ultimi 50 anni, ha seguito quella dei principali stili dell’arte figurativa come il surrealismo, l’astrattismo, l’informale, su disegni avveniristici che grandi artisti contemporanei hanno il più delle volte soltanto disegnato e fatto realizzare a specializzati e geniali artisti gioiellieri che hanno poi saputo conquistarsi notorietà e qualità proprie.

Attualmente la storia dei gioielli non è più scandita dalle principali correnti artistiche, ma dai nomi dei più rinomati orefici e gioiellieri: le loro creazioni fanno scuola, sono conosciute in tutto il mondo e diventano esse stesse stili inconfondibili. L’artefice crea in base al suo linguaggio e alla sua personalità: uno stile proprio, un modo di concepire il gioiello al di la delle mode, classico anche nell’attualità.

La rivalutazione dell’oreficeria come importante forma d’arte ha inoltre portato a dedicare, nei più importanti musei del mondo, sezioni in cui si espongono stabilmente oggetti preziosi di tutte le epoche. In questo contesto è mutata anche la funzione sociale dell’oggetto prezioso: non più talismano e nemmeno necessariamente simbolo di distinzione sociale, oggi il gioiello è espressione di una più generale sensibilità estetica. Anzi, nelle sue manifestazioni più d’avanguardia, il gioiello non si presenta più come un accessorio da indossare, ma come un ornamento da ammirare, oggetto d’arte a tutti gli effetti, liberato sempre più da connotazioni utilitaristiche e materialistiche. In questo senso il contributo teorico e intellettuale fornito dalle grandi personalità delle arti figurative è stato fondamentale. Scrive Salvador Dalì nell’introduzione a uno studio sulla sua attività di gioielliere: “I pezzi di gioielleria che troverete in questo libro, gli ornamenti, le medaglie, le croci, gli oggetti d’arte non sono stati concepiti per giacere inanimati in cripte d’acciaio: essi sono stati creati per il godimento degli occhi, per l’elevazione dello spirito, per stimolare l’immaginazione, per esprimere condanne. Senza un pubblico, senza la presenza di spettatori, essi non possono adempiere alla funzione per cui sono stati creati. Lo spettatore diventa allora l’artista principale: la sua vista, il suo cuore, la sua mente si uniscono nel tentativo di afferrare l’intento di chi li ha creati e danno loro vita”.

Una legittimazione culturale che induce definitivamente a considerare il gioiello come imprescindibile manifestazione d’arte.