GIOVANNI AMORIELLO

Biografia di Giovanni Amoriello

Nato a Lodi nel 1982, dove vive e lavora. Dopo aver preso il diploma di maturità artistica al Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi continua i suoi studi a Milano, laureandosi in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, presso la Libera Università di lingue e comunicazione IULM. Successivamente consegue la laurea magistrale in Arti Visive, indirizzo Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Brera sotto la guida del professor Renato Galbusera. Nel 2015 partecipa ad una mostra, organizzata da Renato Galbusera, dedicata al recupero della memoria storica del marchio Alfa Romeo presso gli spazi dell’ex Chiesa di San Carpofaro a Milano. E’ docente di Arte e Immagine nella scuola media e ha partecipato a diverse mostre collettive, tra le quali diverse edizioni dell’Oldrado da Ponte coordinate da Mario Quadraroli e da Ambrogio Ferrari. Da diversi anni recita con la Compagnia Teatrale il Pioppo di Luciano Pagetti ed è docente di Teatro presso l’Accademia Gerundia di Lodi.

 

LEGGI LA RECENSIONE CRITICA A CURA DELLA DOTT.SSA ELENA GOLLINI

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Come definiresti il tuo linguaggio artistico usando tre parole chiave e motivandole?
R: Dare una definizione della propria arte è sempre piuttosto difficile, specialmente nel momento in cui si chiede di definirla in tre parole. Tuttavia se dovessi scegliere degli aggettivi appropriati userei: istintiva, anti accademica e maniacalmente descrittiva. Istintiva perché il mio bisogno di disegnare, dipingere, di appropriami della dimensione grafico/pittorica alla quale sono intimamente legato scaturisce da un bisogno di affermazione primaria e senza filtri del mio io. Ho sempre trovato estremamente limitanti le regole e le sovrastrutture, le ho spesso vissute come una gabbia dentro la quale l’immensità e la complessità del mondo interiore non riesce a trovare spazio. L’immagine, il disegno che imprimo sulla tela è frutto di un procedimento senza filtri, di un lasciarsi andare al flusso emotivo del momento, calcando o meno la mano sul colore, il segno o la linea, a mano a mano che il rapporto tra supporto, tecnica e mente prende forma. Anti-accademica perché il mio modo di dipingere o disegnare si ispira in maniera massiccia allo stile dei naif, dell’art brut, degli outsider artist o del gruppo Cobra, non tanto per la somiglianza stilistica, ma nelle intenzioni. L’accademismo vorrebbe riproporre tanti piccoli cloni di artisti già affermati e che hanno pedissequamente riproposto modelli che in precedenza sono stati socialmente accettati dallo sguardo comune. Tuttavia l’arte, quella vera, non produce cloni, non sforna prodotti infinitamente riproducibili: l’arte è come la voce umana, ognuna è diversa e diverse sono le emozioni e la storia che racconta quando le si da voce. Io mi sento anti accademico perché non mi ispiro a nessuno: quando lavoro ci siamo solo io e la tela, il resto è fuori. Maniacalmente descrittiva perché anche lo sguardo più distratto può notare che i miei lavori sono pieni di dettagli minuziosissimi, segni, intrecci, figure astratte, simboli antichi e nuovi, quasi come se volessi cercare di carpire tutti i luoghi dell’inconscio che ogni figura umana nasconde dentro di sé.

D: Un tuo commento di riflessione sul concetto di libertà creativa;
R: Una volta il grande cantautore Giorgio Gaber, in una sua celebre canzone, scrisse che “la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione”. Essere liberi, e allo stesso tempo creativi, è bellissimo ma, allo stesso tempo, porta con sé un enorme responsabilità: ovvero la capacità di vedere il mondo per quello che è trovando però al suo interno spazi di poesia, di commedia e di tragicità e capire quanto influenza certi fenomeni possano avere nelle nostre vite, facendo riflettere gli altri quando quest’ultimi non hanno il tempo o la voglia di farlo. Creare è un lavoro attivo che porta via molto tempo e molte energie, perché avere una visione diametralmente opposta al pensiero comune significa dissociarsi da ciò che è una dei più elementari istinti dell’uomo: quello di fare gruppo e adeguare i propri interessi, ambizioni e sogni al fine di perseguire l’interesse comune ed essere socialmente accettato. La libertà creativa è un processo che vive di promesse non sempre realizzate, di grandi utopie, è un percorso spesso caratterizzato anche da una certa solitudine, perché non sempre chi c’è vicino capisce l’esigenza di esprimersi in modo diretto e vero, senza filtri. L’artista, il creativo, il libero pensatore, specialmente in Italia, viene visto dai più come un eccentrico bastian contrario che non ha niente da fare e fa queste cose solo per hobby, perché apparentemente non ha nulla da offrire da un punto di vista “pratico”. Ingegneri, medici, architetti, magistrati, piloti, meccanici sono tutte professioni utilissime; perché senza di esse il mondo andrebbe a rotoli. Ma è solo la poesia, il romanticismo, la capacità di cogliere un magnifico dettaglio all’interno di un mare di mediocrità o emozionarci davanti ad un tramonto, o ad una qualsiasi cosa bella, a farci sognare e tenerci in vita: questa è la libertà creativa e l’artista è colui che fa di questa libertà la sua ragione di vita.

D: Quali progetti di ricerca stai portando avanti quest’anno?
R: Dal punto di vista grafico/pittorico il mio obiettivo di quest’anno è rendere più efficace la mia “scrittura artistica” attraverso piccole modifiche all’interno delle mie composizioni per cercare di rendere più asciutto, espressivo ed efficace il mio messaggio, evitando di cadere nella retorica e in formule espressive reiterate e ridondanti che alla lunga potrebbero portate ad una involuzione, piuttosto che ad una crescita continua. Altri progetti sono legati all’altra grande mia passione: ovvero il teatro. Ho recitato all’interno di varie compagnie teatrali per più di 15 anni e adesso mi sembra arrivato il momento di dare vita ad un progetto tutto mio: un luogo di ascolto e di libero scambio dove far sbocciare il potenziale nascosto di ciascun individuo per farlo crescere, sia a livello recitativo sia a livello umano in quanto reputo il teatro uno dei migliori mondi possibili, poiché al suo interno puoi sperimentare mille identità, perderti nei meandri di ognuna di essa, e successivamente ritornare alla tua vita arricchita da un’interiorità che altrimenti non avresti mai trovato, nemmeno dopo cent’anni.

 

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