IVANA GIACALONE

Biografia di Ivana Giacalone

Mi chiamo Ivana Giacalone, sono nata a Mazara del Vallo, il 19 Aprile 1984.

Fin da piccolissima ho nutrito grande interesse e passione per la pittura e soprattutto per il disegno, mi diplomo all’Istituto d’Arte di Mazara del Vallo nell’anno 2002-2003 in Arti Applicate Decorazione Pittorica, durante quegli anni partecipo a svariati eventi artistici ricevendo il Terzo Premio all’estemporanea di Pittura “Il Cane” il 28 Maggio 2000, aggiudicandomi il Primo Posto nella sezione Pittura all’estemporanea con tema “I Giovani e lo Sport” il 16 Novembre 2002, mentre nell’Aprile del 2002 mi classifico al Secondo Posto ad un’estemporanea dove ricevo un attestato di merito artistico. Un anno dopo il Diploma decido di trasferirmi a Bologna dove frequento l’Accademia di Belle Arti ad indirizzo pittorico. Nell’anno accademico 2006/2007 affianco il mio professore di pittura Daniele Degli Angeli come tirocinante e mi diplomo nel 2010 con la votazione complessiva di 110 e lode. Dopo l’Accademia vivo qualche anno buio legato a varie vicissitudini personali che mi spingono ad abbandonare a malincuore per un periodo tele e pennelli, ma da qualche anno il desiderio di rimettermi in gioco e di lasciare fluire questo impulso interiore è riemerso dando vita a nuovi progetti e lavori vestiti di nuova luce e colori.

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Un tuo concetto di riflessione sul concetto di vocazione creativa:
R: Credo che la creatività sia insita nell’artista fin dalla nascita, successivamente si possono solo apprendere e affinare delle tecniche per poter esprimere al meglio il proprio potenziale creativo. Per quanto mi riguarda non c’è mai stato un preciso momento della mia vita in cui ho capito che dipingere potesse essere quello che avrei voluto/dovuto fare, semplicemente il bisogno di creare è nato insieme a me e fin dalla più tenera età la sabbia del mare tra le mie dita si trasformava in un volto, se mi trovavo in una stradina fangosa la cosa più spontanea da fare per me era trovare un bastoncino di legno con cui tracciare linee di terra, una scatola di scarpe o il retro delle pagine di un calendario diventavano spazi su cui poter inventare mondi fantastici e immaginari. Se guardo dunque alla mia esperienza personale, la vocazione creativa non credo arrivi di punto in bianco ad un certo punto nell’esistenza di un artista, piuttosto la vedo come un dono speciale, impossibile da tenere nascosta, al contrario come una forza impulsiva che vuole e deve emergere per manifestarsi.

D: Come definiresti il tuo linguaggio espressivo usando tre parole chiave motivandole;
R: Visionario: poiché attinge dall’inconscio le immagini che come in un sogno appaiono nella mia mente e successivamente sulle mie tele; spesso non so nemmeno quale sarà il risultato finale di un mio lavoro, è l’inconscio a guidare la mia mano e solo dopo aver ultimato un lavoro riesco con l’intervento della ragione ad attribuire un possibile significato a ciò che ho rappresentato sulla tela.
Meditativo: negli ultimi anni mi sono avvicinata allo yoga, un’esperienza che oltre ad apportare molteplici cambiamenti alla mia persona, ha radicalmente modificato il mio approccio alla pittura, che se prima era violento ed impetuoso, talvolta aggredivo anche le mie tele, forse un modo per gettare fuori di me sentimenti di rabbia, dolore o angoscia, oggi la pittura è diventata il mio spazio meditativo, un momento mistico in cui il mio ego svanisce e si dissolve nell’opera che sto realizzando. Prima di dipingere, attraverso la pratica dello yoga creo il vuoto dentro di me e d’improvviso è la mano a guidare il pennello e ad eseguire movimenti che possono essere fluidi, precisi o meno, tutto ciò avviene senza l’intervento della ragione, così da raggiungere una condizione in cui mi sento totalmente pervasa da quello che sto realizzando, da non percepire più me stessa.
Zen: ho abbandonato da un po’ di tempo i colori ad olio, sostituendoli con chine colorate, inchiostri e
acquerelli, per la loro prerogativa di ricondurmi nel “qui e ora”, con queste tecniche infatti non sono ammesse cancellature o ripensamenti, questo modo di dipingere mi insegna ad accettare la realtà per quella che è.

D: Come stai orientando il tuo percorso artistico per il 2019?
R: Quest’anno è iniziata una piacevole collaborazione che spero continui per tutto 2019 con Stefano
Bugamelli, un fotografo naturalista con il quale sto sperimentando una fusione di queste due arti figurative (pittura e fotografia), Stefano stampa solo alcuni dettagli e particolari delle sue macro foto (i soggetti sono per lo più fiori) su carta da acquerello, dove in un secondo momento io intervengo pittoricamente, cercando di rendere artistico ciò che è perfetto, ovvero: la natura! Oltre questa collaborazione ho in mente di far sì che le mie due più grandi passioni (yoga e pittura) possano compenetrarsi, di mettere l’uno al servizio dell’altra. Nei miei lavori più recenti mi ispiro agli asana (le posture utilizzate in alcune forme di yoga) e ai colori dei chakra che vengono attivati in determinati asana. Così come l’Asana attraverso l’uso del corpo fisico lavora sulle energie e i corpi sottili, allo stesso modo la pittura attraverso i suoi strumenti materiali, permette alla mia anima di manifestarsi con le sue forme e di suoi colori.

 

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