MARINELLA SEBASTIANA SACCUTA

Biografia di Marinella Sebastiana Saccuta

Sono nata ad Avola, una città in provincia di Siracusa nel 1986. Scopro l’amore e la passione per l’arte durante la mia adolescenza, nei pomeriggi in cui mi abbandonavo su di un foglio e con una penna in mano univo immagini e scrittura. A 19 anni mi trasferisco a Roma per studiare psicologia, ma col tempo mi accorgo che non è quello che voglio fare. Lascio l’università e inizio a lavorare; nel tempo libero disegno e dipingo, non faccio altro. L’arte e la scrittura diventano la mia ancora di salvezza da una depressione che durerà anni. Negli anni regalo i disegni e i quadri agli amici e addirittura li uso come baratto per qualche seduta di psicoterapia. Dipingere e scrivere diventano la mia vocazione, momenti in cui sono talmente assorbita da quello che faccio che io non esisto più ed è solo l’anima che parla e mi guida. Fare arte per me diventerà ed è tuttora pensare all’anima, curarla, alimentarla per lasciarmi guidare in un mondo più naturale, intimo, personale, profondo, istintivo, selvaggio con tutti i suoi contrasti, le imperfezioni, la diversità e la bellezza che ne viene fuori. Non mi piace definirmi artista. Sono un autodidatta e mamma h24 di due bambini e attualmente vivo in provincia di Pavia. La mia arte non è mai uguale a se stessa. Viaggia nell’immenso e infinito mare sotterraneo, libera, vagabonda e nomade, un poʼ come la mia vita.

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Come definiresti il tuo stile creativo usando tre parole chiave e motivandole?
R: Messaggera. Disegnare e dipingere è per me come meditare. Lʼatto di disegnare mi porta sempre a fare un viaggio dentro me stessa. Accedo a un mondo sotterraneo che le mie mani e i miei occhi portano alla luce, e questo portare alla luce mi permette di rivelare sempre qualcosa di me e del mondo attorno a me.
Visionaria. I miei lavori non rappresentano mai qualcosa di reale o di visto. Hanno qualcosa di visionario, surrealista, perché attingono alla fonte del mio inconscio. Mentre dipingo mi faccio guidare da qualcosa che appartiene a me, ma allo stesso tempo è qualcosa dʼaltro da me.
Mista. Perché nel fare arte uso vari elementi, tutto ciò che nel momento in cui “faccio” attira la mia attenzione o mi chiama. Dipingo su tela, cartoncino, fogli. Nella mia scatola dei colori sono presenti gli acrilici, le tempere, acquarelli, colori ad olio, matite, penne. Faccio uso anche della fotografia quando ho bisogno di fermare un’immagine, unʼ emozione nell’istante in cui nasce dentro la mia testa senza attesa, nel qui ed ora.

D: Un tuo commento di riflessione sul concetto di ispirazione artistica.
R: La mia arte trae ispirazione da quello che vivo, sento, sperimento nella vita di tutti giorni. Dentro e fuori. Cʼè un tempo di rimestio interno, tempo di chiarezza. Poi cʼè il tempo del fare, dellʼaffidarsi a quello spazio bianco che è la tela, dove tutto può accadere.

D: Come pensi si possa stimolare e incentivare la gente ad avvicinarsi al mondo dellʼarte?
R: Partirei dall’inizio, ovvero dai bambini. Nelle scuole ci dovrebbe essere unʼora, due di gioco con i colori. Una bella stanza con appesi ai muri cartoncini bianchi, con al centro un tavolo pieno di colori, dove il bambino possa scegliere liberamente cosa usare, cosa fare. Ed inoltre, ogni mese dovrebbe esserci una domenica dedicata all’arte nelle piazze delle nostre città. Dove ogni artista può esporre le proprie opere gratuitamente. Con la possibilità di un laboratorio a cielo aperto dove ogni adulto ed ogni bambino possa sperimentare da vicino e con le proprie mani in totale libertà. È così difficile?

 

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