PEPPE POSTORINO

Biografia di Peppe Postorino

Nasce a Reggio Calabria il 20 Maggio 1986 e sin da piccolo è profondamente influenzato dall’amore per l’arte della Nonna materna. Da autodidatta, si avvicina alla Pittura durante i suoi studi di Ingegneria Edile e Architettura all’Università della Calabria, partecipando (con lo pseudonimo di Phil Autìa) al Premio di Pittura in memoria del Maestro Luca D’Amico, artista di Rossano Calabro e nonno di fraterni amici. Da quel momento, l’Arte diventa una intima compagna di viaggio.

Dal 2015 inizia ad esplorare un altro mondo artistico: quello degli “infioratori”. Assieme a un gruppo di amici, tra cui la Prof.ssa Antonietta Iorfida e l’Architetto Francesca Lucà (già esperta infioratrice) entra a far parte del LAG (Laboratorio Artistico Gallico) che con l’Azione Cattolica di Gallico Marina, organizza l'”Infiorata Corpus Domini” evento che, col passare degli anni, acquisisce sempre più notorietà nel territorio Reggino.

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Come definiresti il tuo stile espressivo usando tre parole chiave e motivandolo;
R: INTROSPETTIVO: in ogni tela che dipingo ci sono io, la mia percezione del mondo e delle emozioni che mi fa provare. Le mie opere raccontano stati d’animo che cerco di racchiudere in immagini. Giro intorno alla tela e mi ci tuffo dentro col cuore.
DINAMICO: ho sempre avuto paura della staticità. Gli elementi di una storia devono essere capace di evolversi, di vivere. La natura che ci sta intorno, anche nei suoi momenti di quiete, è sempre in costante movimento, come le fiamme di un fuoco o le correnti del mare. Cosi le mie opere devono essere capaci di trasmettere quella energia vivente.
CONTROLLATO: c’è chi da calci ad un pallone, chi fa yoga e chi corre per chilometri. Io dipingo. Ogni attività, che ci serva da anti stress o che ci faccia produrre energie positive, è efficace solo se riusciamo a dominarla.

D: Una tua riflessione sul concetto di energia creativa;
R: Ogni uomo e, nello specifico, ogni artista ha bisogno di un “cassetto” in cui riversare i propri sentimenti; una fotografia che immortala la nostra anima. Siamo fiumi in piena alimentati da temporali di emozioni. La tela è alla fine della cascata. La tela è il mio cassetto. Ci sono varie strade per trovare la propria energia. Io lascio che la mia bussola sia il cuore. In alcune opere ho provato a cercare la via giusta con la ragione, ma non ho mai trovato me stesso.

D: Come stai improntando la tua ricerca artistica in questo anno?
R: Senza dubbio questo è un anno molto particolare. Ci permette mille spunti di riflessione. Il concetto di Libertà che è sempre presente nelle mie opere trova ancora terreno fertile. Più della libertà però mi attira il tema della solitudine. La solitudine che ci fa esplorare quell’IO che è così tanto scomodo. Quello specchio di noi stessi che mostra il nostro riflesso senza veli e ci fa spesso venire voglia di voltarci dall’altro lato. Abbiamo VOGLIA o BISOGNO di stare con gli altri?

 

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