VIVIANA NATALINI

Biografia di Viviana Natalini

Nasco a Lucca in Toscana. Studio all’Istituto Statale d’Arte a Lucca e all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Inizio la mia esperienza professionale come decoratrice presso uno studio di pittura e decorazioni artistiche della mia città. In seguito lavoro come aiuto scenografo presso il Teatro Del Carretto, una compagnia teatrale lucchese che da più di trenta anni si esibisce in tutto il mondo, alla realizzazione di oggetti di scena di numerosi spettacoli, tra cui il riallestimento dello spettacolo Iliade e il più recente Le Mille e una notte. Nel 2016 collaboro alla realizzazione della Mostra Le Stanze del Sogno, che ripercorre i trenta anni della poetica della Compagnia. Grazie a queste esperienze ho avuto la possibilità di approfondire la conoscenza della materia prima, la creta ed ho imparato ad apprezzarne la duttilità e la bellezza.

Le mie creazioni sono realizzate in terracotta, dipinte con colori di cui mi servo per dare drammaticità e comunicare i diversi stati d’animo. E’una scultura figurativa ma non attenta ai dettagli, spesso solo accennati, minimali. La figura pur attingendo alla realtà è scarnificata,  essenziale. I soggetti preferiti sono volti femminili poiché ritengo che incarnino la Bellezza nella sua forma più pura. Caratteristiche somatiche, bizzarre acconciature spesso sconfinanti in altrettanti eccentrici copricapi, colori abbaglianti che contrastano con il bianco abbagliante della pelle.

Le mie Donne vogliono comunicare sottili emozioni, appaiono in attesa di qualcosa che sta per accadere e volgono volutamente lo sguardo immobile altrove, in una direzione spesso indefinita, come in contemplazione di un evento che appartiene al mondo esterno che non riesce a coinvolgerle mai profondamente.

LEGGI LA RECENSIONE CRITICA A CURA DELLA DOTT.SSA ELENA GOLLINI

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Come definiresti il tuo stile espressivo, usando tre parole chiave?
R: Essenziale: sobrio di linee e colori; gli stessi dettagli sono spesso solo accennati, minimali. La mia è una scultura fatta di linee più che di volumi. Trovo nel mio lavoro caratteristiche di uno stile di inizio ‘900, rivisitato e scarnificato in chiave più contemporanea, dove la linea è comunque sempre la protagonista.
Figurativo: il mio intento è comunicare emozioni; con la scultura ho la possibilità di fermare quella piccola a volte quasi impercettibile emozione e cristallizzarla nel tempo. Il soggetto è sempre femminile poiché mi offre la possibilità di giocare maggiormente con i colori (il più delle volte contrastanti) e le acconciature.
Intimistico: piccole emozioni interiori, mai urlate o troppo manifeste. Le figure appaiono come in attesa di qualcosa che sta per accadere; in contemplazione di un evento che appartiene al mondo esterno ma di cui esse stesse non sono mai direttamente troppo coinvolte.

D: Una tua riflessione sul concetto di energia creativa;
R: La necessità interiore di esprimere attraverso un mezzo, per quanto mi concerne la scultura o la pittura, il proprio stato d’animo, il proprio pensiero… Energia creativa è anche il desiderio di infondere vitalità alla materia di per sé inerme al fine di comunicare un’idea, un’emozione o semplicemente un punto di vista riguardo ad uno specifico avvenimento.

D: Come è improntata la tua ricerca artistica in questo 2020?
Quest’anno sono interessata a lavorare al magico mondo delle fiabe. In particolare ho iniziato a lavorare alle fiabe di Andersen (avevo in previsione una mostra a Copenaghen questo agosto, ma visti gli ultimi avvenimenti non so se potrò spostarmi…) rivisitandole attraverso una mia personale visione e cercando di “rappresentare” il momento delle stessa che mi sembra più coinvolgente. Contemporaneamente continuerò ad approfondire il tema a me caro della figura femminile nelle sue tante sfaccettature.

 

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