ANNA RUSSO

Biografia di Anna Russo

Nasco a Santa Maria Capua Vetere (CE), ma vivo a Verona. Lottando sono riuscita, contro la volontà di mio padre che mi voleva maestra di paese, a diplomarmi come Geometra, a lavorare e poi portare a termine gli studi fino a diventare Architetto. Molti mobili e sistemazioni le ho pensate, progettate, disegnate, realizzate e vissute. La manualità per me è l’estensione del mio animo della mia mente.
Sono nata in viaggio partendo dalla Calabria verso la Romagna. Mi hanno accolta diverse città e paesi, Forlì, Alfonsine (RA), Orvieto, Latina, Roma, Venezia, Verona e la cosa che mi manca di più è il mare. Il mio professore di disegno delle scuole medie, mi chiedeva perché non gli portavo i disegni, restando indietro rispetto agli altri. E di disegni ne facevo tanti, in tutti i modi, con tecniche e soggetti diversi. Ma pensavo non sarebbero piaciuti, forse li ritenevo poco accademici, formali, piatti. Invece, mi sbagliavo. Compresi che il mio più grande estimatore e critico era proprio lui, l’architetto Stramaccioni e grazie a lui ho capito che quel volto di Cristo tutto scarabocchiato a gessetti su cartoncino esprimeva come io vedevo Cristo e nessuno poteva dire il contrario. Le difficoltà, si può dire che mi hanno modellata nello spirito e nel cuore e so riconoscere chi ha bisogno d’aiuto.

 

LEGGI LA RECENSIONE CRITICA A CURA DELLA DOTT.SSA ELENA GOLLINI

 

Il silenzio non nasce
dall’assenza,
ma dal troppo pieno che
satura la vita,
il nostro esistere.
Pieno di matericità
delle cose, nei colori.
Spessori a ricolmare
vuoti di vita.
Il silenzio è anche quello
che disegna l’intorno,
compresso in “cornici”
che dialogano con
l’opera, perché parte di
essa.

 

2° Premio alla Rassegna Internazionale d’Arte presso la Galleria Simmi di Roma con l’opera SPAZI DI SILENZI

 

SPAZI DI SILENZI – 2011, acrilici su tavola e juta con patina di gesso, 70x90cm

 

LA MERAVIGLIA DEL BAMBINO CURIOSO

Amariche parole
in canti di bambini
sostengono il giorno.
Le stesse che uomini,
immobili all’ombra del tempo,
trascrivono su fogli di speranza
dilatando verità che non gli appartengono.

Uomini dai piedi legati da grosse catene
perché la pazzia non riveli loro l’ipocrisia
si calano in limpide acque
rese melmose di convinzioni.

Un vivere senza tempo
greve per l’attesa,
in cui arcuate ciglia scandiscono i giorni.

Lunghe strade,
troppo larghe per riempirsi,
di chi,
ha nei geni il camminare,
un camminare verso luoghi
che nulla hanno di diverso da ciò che lasciano.

Il sole secca la terra,
il vento la solleva
cospargendosi tutt’intorno alle cose.

La trovo a colorare le mie mani,
i cui nèi disegnano sulla bianca pelle
la meraviglia del bambino curioso.

 

CONTATTI

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – a cura di Elena Gollini

D: Come definiresti il tuo stile espressivo usando 3 parole chiave e motivandole?
R: VuotoColoreMatericità.
Vuoto come musa… è un episodio a scatenare il bisogno di tirare fuori l’urlo, non con la voce bensì con il pennello, con le mani. L’emozione, la rabbia, il dolore, blocca il mio animo creando un vuoto lacerante; e per colmarlo, dipingo, creo, scrivo, corro combatto per non dover diluire la materia con le lacrime. Per questo la produzione si concentra piuttosto che estende, ma la vita ha sempre in serbo qualcosa per te.
Colore. Il colore salverà il mondo, l’animo appaga i sensi perché ti sembra perfino di sentire il gusto e il profumo del limone nel giallo, della salsedine nel blu, delle foglie nel verde, dello zucchero filato nel bianco, del melograno nel rosso.
Matericità. La materia come spessore, come profondità, come i segni che la vita ci lascia nel nostro animo e sui nostri volti. Sono le esperienze, le gioie, le delusioni, gli amori, la rabbia che dobbiamo ben custodire.

D: Una tua riflessione sul concetto di vocazione artistica.
R: Vocazione per me è bisogno, necessità di esprimersi ed ognuno lo fa nel modo che più lo appaga.

D: Come vuoi improntare la tua ricerca creativa in questo anno e quali progetti vuoi portare avanti?
R: Sono sempre stata sensibile a ciò che ci pervade, ci stimola e, perché no, ci angoscia. Stimoli ce ne sono tanti e di solito corrispondono ad una cambio di casa, come vorrei fare quest’anno. Cambia la luce, la vista sulle cose e delle cose oltre che di noi stessi. Cambierà anche il mio tempo. Uso materiali e supporti nuovi, come dei formati più rivolta alle grandi dimensioni ed anche dei soggetti.

 

FALSI PARALLELISMI OVVERO CONTRADDIZIONI – 2010, tecnica mista su tavola, olio, acrilico, metallo, tessuto, 60x60cm (2 pannelli)

 

FRAGILITÀ

Cammino su marciapiedi inariditi dal vivere,
ricolmi della fragilità frantumata di donne.

Raccolgo schegge,
disseminate lungo le linee di muri,
allo Zenit di un algido equatore.

Matasse di filo spinato
si schiudono dai resti di questa debole vita,
racchiudono la notte,
sottraendo la luce ai piccoli vetri,
come fossero le sue stelle.

Le guardavi quelle stelle,
nel buio dei tuoi giorni,
le contavi quelle stelle
nell’assenza di un ricordo.

Cos’era il tuo timore
ora che non avevi più tuo figlio.

Vuoti del tuo vivere di bambina
riempiti dal gioco dei cinque piccoli sassi,
dalla rapidità delle tue mani nel lanciarli alti,
dalla prontezza nell’afferrarli,
da quel sospiro della mente
che ti fa confondere l’accettazione
con l’incanto del vivere.

 

PHOTOGALLERY

 

 

 

 

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