NICOLA BRIZIO

Biografia di Nicola Brizio

Nicola Brizio è nato ad Alba nel 1993.
Dopo gli studi, nel 2013, abbandona l’Italia e trascorre due anni in Germania vivendo tra Hannover, Dortmund e Berlino e svolgendo i lavori più disparati. Proprio in Germania inizia a coltivare la passione per la lettura, la scrittura e il cinema.
Tornato in Italia cura le sceneggiature dei cortometraggi Moonlight Hotel, Night at 12042, Sincope e Cognizione e Sbocceranno i fiori a febbraio realizzati dal collettivo “Utopia Underground Film” del quale è tuttora membro attivo.
Dal 2016 si occupa inoltre di recensioni letterarie per il settimanale “Il Braidese”.
“Fame Plastica” è il suo primo romanzo.

 

CONTATTI

 

 

“FAME PLASTICA”

 

Sinossi

Anno 2053. Lo sguardo cinico del protagonista si posa su una metropoli sopraffatta dalla depravazione fisica e morale. I mali dell’esistenza incombono senza pietà: la corruzione politica, la mercificazione della donna, le fragilità dell’essere umano, il dominio incontrastato della droga, il bisogno di mostrarsi sacrificando persino la propria dignità. “Fame plastica” è la storia di un viaggio all’interno di una società malata, solo all’apparenza lontana da quella attuale. Ogni incontro lascia un solco nella vita del protagonista che sembra incapace di provare emozioni, e si mescola con le scene successive fino a farsi nuovo incontro, e quindi nuovo sconvolgimento, nuova sofferenza, in un circolo vizioso senza fine. Ma la realtà è così come noi la leggiamo oppure si tratta solo del racconto delirante del protagonista? Quel che è certo è il filo conduttore che tiene uniti i frammenti deturpati della vita umana: l’amore. O meglio, la lontananza dell’amore, quell’intervallo di tempo in cui si vive la mancanza della persona amata come una mano stretta sul collo che impedisce di respirare. L’autore si abbandona alla scrittura come fosse una sequenza di istantanee di un film, ogni scena narrata delinea il male del nostro secolo, con quella veridicità e fedeltà alla realtà tipiche della Beat Generation.
“Fame plastica” è un libro che genera riflessione. Amara. A tratti dolorosa. L’occhio cinico e ironico del protagonista diventa così l’occhio cinico e ironico del lettore che si immedesima nell’uomo di domani, nello sfacelo di un tempo e un luogo che sono quelli che viviamo oggi.

 

 

INTERVISTA ALL’AUTORE – a cura di Elena Gollini

D: Se dovessi darti una definizione come autore usando tre parole chiave e motivandole quali sarebbero?
R: Il primo termine è “anticonvenzionale” perché sono convinto che “Fame plastica” non sia il classico romanzo da scrittore esordiente medio italiano. È un romanzo sporco, a tratti illeggibile e spesso ostentatamente osceno, anticonvenzionale appunto. E non lo dico con presunzione, il merito va in gran parte alla mia casa editrice che ha avuto il coraggio di puntare su di me nonostante una narrazione che si articola in questo modo. Il secondo è “underground” perché è dall’underground che nasce tutto. I riferimenti alla cultura della New York sotterranea degli anni ’70 sono innumerevoli, tutti i libri, i film e i dischi che mi hanno ispirato provengono dal movimento. Ho perfino fondato, insieme al regista Alberto Biglino, un collettivo che si occupa di produrre cortometraggi indipendenti a basso budget che si chiama “Utopia Underground Film”. Il terzo ed ultimo e questo si riferisce più a me Nicola Brizio che alla mia opera è “incoerente”, un termine che viene spesso utilizzato con una accezione negativa ma che io credo faccia parte di ognuno di noi e denoti grande curiosità e grande elasticità mentale. Cambiare idea è un lusso che non dobbiamo temere di permetterci.

D: Quali progetti hai in serbo per il 2018? C’è un sogno nel cassetto che vorresti realizzare nel tuo percorso artistico?
R: Per questo 2018 c’è parecchia carne al fuoco ma non voglio sbilanciarmi, non per scaramanzia ma perché preferisco sempre parlare dopo che i progetti sono stati avviati nella maniera migliore. Sicuramente continueremo a portare “Fame plastica” in giro per l’Italia e a produrre corti indipendenti che usciranno sotto la supervisione artistica di “Utopia Underground Film”. Per quanto riguarda i sogni nel cassetto devo confessare che cerco, per quanto possibile di non fare mai il passo più lungo della gamba. Certo se ci fosse un budget interessante per produrre qualcosa che vada oltre il cortometraggio…

D: Un tuo commento di riflessione sul mondo degli autori emergenti in generale; come si potrebbe dare più supporto a questo prezioso comparto creativo.
R: Voglio ringraziarti per questa domanda perché è una delle più interessanti che mi siano state poste. Gli autori emergenti sono una autentica ricchezza e vanno supportati e valorizzati e in questo processo ci sono due fattori che sono fondamentali: le case editrici e i lettori. Le case editrici hanno il compito di andare alla ricerca di autori con la A maiuscola e non soltanto di scrittori mediocri che garantiscano vendite, io capisco che il lato economico non possa passare in secondo piano ma stiamo parlando di persone che hanno qualcosa da dire e l’unico modo che hanno per farlo è la scrittura, ce ne sono tanti in Italia e ancora troppo spesso rimangono nell’anonimato perché le case editrici non hanno la lungimiranza o il coraggio di lanciarli. I lettori da parte loro devono comprendere questa situazione e lasciarsi incuriosire dai romanzi e, più in generale, dagli scritti degli esordienti o comunque degli emergenti. Questi fattori sono fondamentali per creare una generazione di scrittori validi che, mi duole dirlo, manca da troppo tempo nel nostro paese.

 

 

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