DANIEL MANNINI COMMENTA IL FESTIVAL DELLA FILOSOFIA EDIZIONE 2026

Modena, Carpi e Sassuolo sono le tre capitali simbolo del Festival della Filosofia edizione 2026, giunto gloriosamente alla sua 26° edizione, con una progressione positiva inarrestabile di anno in anno. Il tema testimonial ufficiale di quest’edizione è in scia con il concetto catartico di caos, che viene concepito non come semplice disordine, ma bensì invece come condizione di apertura e di predisposizione, di transizione e di potenziale e auspicabile rigenerazione positiva di fronte alle dinamiche negative di crisi attuale (geopolitica, climatica, ecologica) che stanno purtroppo provocando una degenerazione spiazzante e destabilizzante a livello sociale generale e che vanno a compromettere di rimando e di riflesso le previsioni future. Il caos diventa così uno strumento di azione/reazione attiva e propositiva per interagire con quanto di negativo sta dilagando in maniera spropositata e incontrollata, per recuperare cum grano salis, la giusta dimensione di valutazione e il giusto orientamento direzionale. Diventa pertanto, una sorta di iconica emblematica ancora di appiglio e di salvezza potenzialmente funzionale ed efficace a largo raggio. È un caos di rinnovamento, che rinvigorisce il pensiero e riaccende il moto dell’anima nel non restare assopito e intorpidito, inerme e inerte, ritrovando una propria forza percettiva vibrante e sferzante. Nel programma sono inclusi ben 220, tra i quali oltre 50 lezioni magistrali tenute da importanti esponenti del pensiero filosofico e culturale italiano e internazionale. Tra questi mostri sacri, chiamati a suffragare l’approfondimento del caleidoscopico concetto di caos, Umberto Galimberti, Massimo Recalcati, Massimo Cacciari e altri nomi di grande rilevanza. Inoltre, a fronte della recente scomparsa del professor Enzo Bianchi, monaco saggista (che ha partecipato a ben 21 edizioni consecutive del Festival), è stato predisposto anche un significativo tributo di omaggio celebrativo e commemorativo per ricordarne la memoria virtuosa. Per integrare ulteriormente il variegato ed eterogeneo programma calendarizzato sono da annoverare i circuiti di mostre, reading, spettacoli, concerti, laboratori e cene filosofiche, per completare con ulteriori occasioni di scambio e di incontro il ricco palinsesto. In scia con il festival filosofico modenese, carpigiano e sassolese, è stato chiesto dalla dottoressa Elena Gollini il parere attento e sensibile del giovane talento artistico e creativo Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) che ha risposto ad una serie di domande mirate entrando nel merito delle sue considerazioni con stimolato interesse.

D: A tuo parere, in che modo la filosofia e le concezioni filosofiche influenzano positivamente l’arte contemporanea e viceversa, in che modo l’arte attuale incide positivamente sulla visione filosofica odierna?
R: La relazione tra filosofia e arte contemporanea è complessa e profondamente interconnessa, con influenze reciproche che arricchiscono entrambe le discipline. Dal mio punto di vista, le idee filosofiche su identità, esistenzialismo, etica e realtà influenzano profondamente le tematiche e le modalità espressive delle opere d’arte. La filosofia ha incoraggiato l’arte a sperimentare nuove forme di espressione, come il concettuale, l’installazione e le pratiche performative, che spesso mirano a mettere in discussione le convenzioni estetiche e a stimolare lo spirito critico. Le opere d’arte contemporanea spingono la filosofia ad espandere i propri orizzonti, adottando metodologie più pratiche, visive e sensoriali, mettendo in discussione strutture filosofiche tradizionali, portando a nuove interpretazioni e a un arricchimento del dibattito. Queste due materie si influenzano reciprocamente creando un circolo virtuoso di stimoli e innovazioni, favorendo una visione più dinamica e articolata della realtà, contribuendo a una cultura più riflessiva e inclusiva.

D: Un tuo commento sul tema portante testimonial di questa edizione 2026 del Festival, ispirato a concetto di caos, che racchiude una valenza molto sfaccettata di significati e messaggi.
R: Il tema portante di questa edizione, si presenta come un invito a esplorare le molteplici sfaccettature di un fenomeno tanto complesso quanto affascinante. Il caos, spesso percepito come disordine o confusione, in questa cornice assume una valenza più profonda, ovvero un motore di trasformazione, creatività e un campo di infinite possibilità. Il testimonial di questa edizione è l’incarnazione della dualità tra disordine e innovazione, tra crisi e rinascita. L’evento invita il pubblico a riflettere sul fatto che il caos è una condizione essenziale per il cambiamento e l’evoluzione, può essere un richiamo a trovare ordine nel disordine, a riconoscere nella confusione un’opportunità di scoperta e crescita personale e collettiva. In un mondo sempre più complesso e interconnesso, il tema di questa edizione ci sprona a considerare come il caos possa essere un punto di partenza per nuove idee, innovazioni e prospettive, spingendoci a guardare oltre la superficie, abbracciando le diverse sfumature di un fenomeno tanto naturale quanto imprevedibile.

D: Un tuo commento sulla citazione emblematica dell’emblematico maestro filosofo Friedrich Nietzsche “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora un caos dentro di voi”.
R: La seguente citazione è un’affermazione potente e suggestiva che invita alla riflessione sulla natura della creatività, della trasformazione e crescita personale. Nietzsche suggerisce che dalla confusione interiore, dalle turbolenze e dalle contraddizioni che spesso ci attraversano, può nascere qualcosa di straordinario e luminoso, invitando a non temere il caos, ma a riconoscerlo come una componente fondamentale del nostro processo di evoluzione. Tutti noi portiamo dentro questa vivace complessità, questa energia in potenza che, se riconosciuta e alimentata, può condurci a realizzazioni sorprendenti. In un mondo che spesso predilige l’ordine e la stabilità, questa riflessione ci sprona a valorizzare il disordine interiore come fonte di creatività e autenticità, invitandoci a trasformare le nostre tempeste interiori in stelle luminose che danzano nel nostro cammino.

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