VILLA MALASPINA GUARIENTI: UNA STORICA LOCATION DA SOGNO

VILLA MALASPINA GUARIENTI: UNA LOCATION PER UN MATRIMONIO DA SOGNO

LA STORIA

Villa Malaspina Guarienti, nota come “La Palazzina” di Gualtieri, risale all’epoca medievale, anche se alcuni reperti ritrovati lasciano pensare che potesse essere già esistente in epoca romana. La Contessa Matilde di Canossa ne fu proprietaria fino al 1080, anno in cui la cedette in dono a Gilberto Abate.

Tra il 1300 e il 1400 appartenne alla nobile casata dei Coreggio di Parma la cui dinastia cessò nel 1402 quando Gilberto da Coreggio morì senza figli, e così il “castello” di Gualtieri, come veniva chiamato allora, passa di proprietà al Vescovo di Parma che ne fece sua residenza estiva e ne cambiò il nome ne “La Palazzina”.
È in questo periodo che comincia a spiccare la figura di Guido Torello, patrizio di Mantova, che si distinse per le sue doti politiche e per la sua abilità nelle battaglie al fianco del Duca di Milano, cosicché nel 1406 fu ricompensato da Giovanni Maria Visconti con l’investitura dei Feudi di Guastalla e Montechiarugolo. In seguito sposò Orsina Visconti, e nel 1428 fu ulteriormente ricompensato da Filippo Maria Visconti ottenendo che tali feudi fossero uniti in un’unica contea sottraendoli a Cremona e Parma, è così che ebbe inizio il governo della famiglia Torello in Guastalla che durò fino al 1539 e che vide il proprio stemma arricchirsi nel 1428 con l’inquartatura della vipera viscontea.
Però è solo intorno al 1450 che dopo una serie di passaggi, La Palazzina divenne di proprietà della Marchesa Caterina di Gonzaga moglie di Francesco Secco d’Aragona, che la cedette in dono alla figlia Paola, moglie di Marsiglio Torello. Quando nel 1841 morì l’ultimo discendente maschio della nobile famiglia, ovvero Carlo Torello, “La Palazzina” passò al Marchese Francesco Malaspina, suo nipote, che a sua volta, sempre per discendenza femminile, la lasciò in eredità ai Conti Guarienti Torello di Verona, attuali proprietari , all’inizio del Novecento.

IL PARCO DELLA VILLA

Parte integrante della Villa è indubbiamente il parco, considerato il più raffinato traguardo raggiunto dall’architetto Pietro Marchelli in terra reggiana nell’elaborazione progettuale di un giardino all’inglese, che si fonde con la tipica concezione neoclassica del giardino all’italiana. L’accesso alla Villa dal parco è coronato da una serie di statue poste in semicerchio che si stringono verso un sentiero che porta al laghetto a forma di “T” che simboleggia il nome della famiglia Torello.

Di particolare interesse le serre, addossate al retro degli edifici agricoli e delle scuderie: una chiusa a vetri e l’altra aperta a mo’ di portico cadenzato da semicolonne, e sormontate da finestroni rettangolari, anch’esse opera del Marchelli su matrice neoclassica inglese.
Inoltre, l’antica ghiacciaia sotterranea, perfettamente conservata e situata di fronte all’entrata principale della Villa e nascosta da un’aiuola di rose.
“La Palazzina” così come venne chiamata tutt’oggi la villa, è arricchita da una cappella, voluta da Adriano Torello nel 1682 e concessa dal Pontefice Innocenzo XI, tale cappella fu successivamente ridotta all’elegante forma attuale. Completamente rivestita di un raffinato intonaco a marmorino nel 1840 su ordine della Contessa Maria Scotti Douglas, moglie di Carlo Torello, si arricchì di una preziosa tela del pittore reggiano Antonio Chierici rappresentante la Vergine col beato Torello e San Francesco d’Assisi.
Di notevole bellezza anche il monumento in marmo di Carrara dedicato a Carlo Torello dalla moglie e dal nipote Francesco Malaspina.