DANIEL MANNINI: RIFLESSIONI SUL RAPPORTO TRA ARTE E MESSAGGIO PACIFISTA
Nel dovere etico e morale, all’insegna del valore assoluto e universale del messaggio pacifista e dell’ideale di valenza da diffondere e trasmettere ad oltranza, diventa importante far emergere ed evidenziare anche la stretta correlazione e il forte e potente legame da sempre esistente con tutto il
mondo artistico e culturale, schierato in prima linea nel rendersi artefice e fautore di iniziative, che possono servire a dare un contributo concreto su questa scia di flusso trainante. L’arte nella sua bellezza espressiva e comunicativa è un linguaggio capace di trasportare e trasferire in maniera motivata e convincente un registro linguistico e semantico improntato alla promozione e divulgazione di concetti e pensieri di pace e di visione umana e umanitaria solidale, protesa al dialogo aperto, alla concezione liberale e democratica di base e di fondamento indispensabile nella società odierna, dove convivono e si incontrano tante diversità e differenze e dove serve una visione d’insieme di accoglienza inclusiva e di reciproca accettazione. A tal riguardo, la dottoressa Elena Gollini ha sottolineato: “L’arte nella sua componente di eccellente fruizione a tutto tondo, può diventare un collante speciale per unire in comunione di intenti e di intenzioni anche in questo momento così critico, dove purtroppo i fronti di guerra a livello internazionale fanno da terribile e tremendo deterrente al senso di unità e unificazione. Ecco, perché a maggior ragione l’artista Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) ha voluto spendere le proprie riflessioni, per dare un simbolico contributo di pensiero sentito e accorato verso ciò in cui crede fermamente e che ha messo come mission basilare e come fulcro imprescindibile del suo operato creativo, ovvero utilizzare la propria vena di ricerca e di fonte di ispirazione come punto di inizio e di partenza per alimentare e animare tutto ciò che è sinonimo e simbolo di pace vera e autentica”.
D: Da artista di vedute e di pensiero profondamente sensibile come stai vivendo questa fase di fronti di guerra cruenti e violenti che provocano enorme sofferenza umana?
R: Questa fase di conflitti cruenti e violenti suscita in me un profondo senso di tristezza, impotenza e riflessione sul fatto di quanto siamo avanzati sotto certi punti di vista ma allo stesso tempo rimaniamo sempre indietro sul lato umano. Questo senso di repressione sicuramente viene percepito soprattutto a livello d’inconscio, in particolare per chi ha una certa sensibilità. Pensare di essere in un determinato momento e svolgere una propria attività mentre da un’altra parte ci sono persone che perdono la vita o sopravvivono in condizioni disumane, mi trasmette una sensazione di colpa, dovuta principalmente al pensare di quanto non ci rendiamo conto di essere fortunati e delle volte ci lamentiamo di cose superficiali, senza pensare a chi si trova in una situazione peggiore dove non è possibile vedere uno spiraglio di luce in una realtà buia. Con l’arte possiamo mantenere viva la memoria, promuovere la riflessione e alimentare il desiderio di un futuro più umano e pacifico. Tradurre in immagini, parole o emozioni i sentimenti di compassione e di urgenza di pace, sensibilizzando e cercando di creare un ponte tra le persone.
D: In che modo in generale pensi che il mondo artistico e culturale possa contribuire concretamente a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica il messaggio e l’ideale pacifico e pacifista?
R: Il mondo artistico e culturale può svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere e mantenere alta l’attenzione sull’importanza di valori pacifisti e di un messaggio di pace attraverso diverse modalità concrete come la creazione di opere che coinvolgono il pubblico per stimolare una riflessione su quello che sentiamo ogni giorno, diffondere dei messaggi attraverso mostre, eventi o produzioni audiovisive per raggiungere un pubblico più ampio e variegato magari attraverso gli spazi pubblici anche per creare performance. Un altro modo sicuramente è quello di collaborare con enti impegnati a campagne di sensibilizzazione e di promozione della pace. Esistono tante alternative su cui è possibile lavorare per divulgare il proprio verbo, quello che fa davvero la differenza è l’affluenza della partecipazione di persone interessate alla causa, perché una maggiore unione è più efficace di una singola voce.
D: In questa scia di argomento così pregnante e così impellente da affrontare qual è il tuo pensiero riflessivo su chi da sempre è stato portavoce paladino per antonomasia della pace universale ovvero l’immortale Mahatma Gandhi.
R: Mahatma Gandhi rappresenta uno dei simboli più potenti e ispiratori della lotta per la pace, la giustizia e la non violenza. La sua vita e il suo insegnamento ci invitano a riflettere sulla forza della resistenza pacifica come strumento di cambiamento sociale e politico, trasformando il dolore e l’ingiustizia in un messaggio di speranza e dignità umana. Gandhi ha dimostrato che la vera forza non risiede nella violenza o nella sopraffazione, ma nella fermezza dei principi morali e nella capacità di affrontare le sfide con calma e determinazione. La sua figura ci ricorda che la pace non è solo assenza di conflitto, ma un impegno attivo per costruire un mondo più giusto, equo e compassionevole. In un’epoca di conflitti e divisioni, il suo esempio rimane un faro di luce, un richiamo a perseguire la non violenza come via per la riconciliazione e il progresso umano.
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